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Video danza e morti bianche

[fa icon="calendar"] 20/08/2018 / by Anna Maria Monteverdi

Anna Maria Monteverdi

 

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Matilde De Feo inaugura la sua opera di video danza sul tema della paura e delle “morti bianche” con gli studenti dell'Accademia di Belle Arti Alma Artis di Pisa. 

Matilde De Feo, pluripremiata artista video e multimediale nata e residente a Napoli, da tempo connessa con grandi istituzioni museali come il Madre che ospita stabilmente una sua installazione ispirata alla città, ha cominciato la sua collaborazione con Alma Artis di Pisa nel 2018 come docente di Coreografia digitale. Ne è nato un progetto video seriale, “a puntate” condiviso in parte, con gli studenti del terzo anno della classe di Nuove Tecnologie. Mostriamo il backstage (realizzato per il corso di videoediting di Alessandro Bronzini) del lavoro che è ancora in progress ed è ambientato alle Cave Michelangelo di Carrara. L’interprete è Sara Lupoli, Dino Farese cinemaptographer, Paolo Kosmas aiuto-regia, Lorenzo Magnozzi sound designer (questi ultimi due, studenti del 3° anno dell'Accademia).

Il backstage è visibile sul canale YouTube dell'Accademia al https://www.youtube.com/watch?v=4arY4zuCQhc.

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Il simbolismo del lavoro si insinua tra due opposti, il biancore della pietra e il nero del lutto di chi ha trovato in quelle cave, la morte. Tema forte e urgente quello delle morti “bianche” (l'aggettivo allude all'assenza di una mano formalmente responsabile dell'accaduto) sul lavoro che il video nella sua forma d’arte, permette di raccontare fuori dalla modalità testimoniale e documentaria. Un video girato in 4 K che ha permesso ai ragazzi dell’Accademia di comprendere le fasi del processo creativo professionale di una produzione pronta per essere immessa nel circuito di festival tematici.

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Ne parliamo con l’autrice:

Qual'è l'idea alla base del progetto?
Il lavoro video nato in Accademia Alma Artis è il primo segmento di una ricerca transmediale più grande che ha come tema la paura, e come scenario la città e il paesaggio extraurbano. Il mio obiettivo è quello di farlo diventare una vera e propria opera, si potrà presentarlo ai festival come qualcosa di stabile, o in un loop in una mostra; la ricerca nei miei prossimi anni sarà incentrata sulla paura e sarà di natura crossmediale, cioè non esclusivamente video: il prossimo prodotto potrebbe essere sonoro, o una scultura luminosa. Mi interessa lavorare sull’idea di uno storytelling non lineare, sulla serialità e in generale su progetti multimediali che hanno un unico tema ma che vengono affrontati con vari linguaggi e vari canali.

Come è stato realizzato?
Lo abbiamo scritto insieme con i ragazzi, siamo partiti dall’idea e abbiamo scelto il linguaggio della videodanza lo screen for choreography per rappresentarlo; abbiamo visto preliminarmente una cinquatina di video classici da Paik a Cunnigham fino a quelli degli ultimi anni e poi abbiamo fatto una ricerca della location. Abbiamo capito che la cava diventava centrale nel nostro lavoro. Era “cimiteriale” da un lato dall’altro sembra una scultura viva e a cielo aperto.
Ci sono dei luoghi nel mondo che esprimono in maniera ambivalente un solo concetto, hanno un doppio significato, un valore negativo e uno positivo insieme; ho poi saputo che purtroppo 4 persone l’anno ci muoiono, e addirittura prima di girare morì una persona sul luogo, ne siamo stati colpiti. E’ un luogo pericolosissimo e doloroso ma di enorme bellezza.
Lo scenario da solo raccontava tutto quello che volevamo dire. In più abbiamo lavorato settimane prima improvvisando con la danza sulla paura ma in maniera per così dire, brechtiana non emotiva: Sara è riuscita a diventare un corpo estraneo in un film, un corpo fuori contesto dentro un film western stile Corbucci e per di più con una musica techno. Sembrava un pò lo scenario folgorante del film di David Manuli La leggenda Kaspar House.
La musica techno è straneante, per me la presenza techno doveva essere un aspetto pop ma per i ragazzi invece, era l’elemento scatenante della paura. Secondo me funziona in entrambi i casi.
Volevo fare un esercizio di scrittura sull’immagine, poi monteremo degli effetti grafici, interverremo in postproduzione. E’ stato girato in 4K e i ragazzi hanno lavorato come si lavora a una produzione professionale creativa, con la fase pre-progettuale, a cui segue una elaborazione di una sinossi, poi abbiamo fatto il trattamento, lo storyboard e infine abbiamo lavorato con la performer, con l’improvvisazione. La postproduzione la farò io perché ovviamente è più complicata e va oltre l’obiettivo del corso accademico. Ma siamo tutti molto soddisfatti del lavoro svolto in un tempo, tutto sommato, abbastanza breve.

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Topics: musica, morti bianche, paura, video, danza

Anna Maria Monteverdi

Written by Anna Maria Monteverdi

Dottore di ricerca in Forme della rappresentazione audiovisiva, teatrale e cinematografica, esperta di Digital performance; ricercatore T.I. di Storia del Teatro al Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell'Università Statale di Milano, ha insegnato per 10 anni Digital video e Drammaturgia multimediale all’Accademia di Brera, Scuola di Nuove Tecnologie; ed inoltre all’Università di Pisa, al Dams di Bologna e di Imperia. Ha pubblicato tra gli altri: Il teatro di Robert Lepage (Bfs 2004), Le arti multimediali digitali (con A. Balzola, Garzanti 2004), Nuovi media Nuovo teatro (FrancoAngeli 2012), Rimediando il teatro con le macchine, con le ombre, con i new media (2014). È stata co-curatrice del progetto europeo IAM (International Augmented Med) su Nuove Tecnologie e Beni Culturali. Fa parte dell’International Federation of Theatre Research. È Program commitee di GARR per le tecnologie e la ricerca. Ha realizzato il documentario teatrale Teatri I Ri Ne Kosove (Nuovo Teatro in Kosovo) acquistato dalla Rai e proiettato al Piccolo di Milano come selezione speciale del Festival Invideo. Insegna Culture Digitali all'Accademia di belle Arti Alma Artis di Pisa.